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Con il termine outlet si indicano gli indumenti indossati da bambini dalla nascita fino ai 16 anni di età, delle stagioni passate.
Ogni capo outlet rispecchia diverse caratteristiche culturali e sociali.

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Ciò sia in connessione all’estetica che alle varie occasioni d’uso.
La storia dell’abbigliamento infantile, ovvero degli indumenti e accessori che hanno vestito i più piccoli nel corso dei secoli, può essere inquadrata sia da un punto di vista dell’evoluzione del costume, sia da un punto di vista economico, in quanto prodotto dell’industria tessile.
L’abbigliamento infantile nasce come fonte di protezione per il corpo del neonato da agenti esterni. Ma anche come rappresentazione di un ceto sociale.
I bambini non venivano considerati per ciò che erano, ma come adulti in miniatura, perciò abbigliati come tali.
Nel sistema di mercato odierno l’abbigliamento infantile è un tema che interessa vari segmenti di mercato.
Vengono visti come futuri consumatori e analizzati in base alle fasce di età.
Mercato primario: i teenager, in fase preadolescenziale, iniziano a condividere lo shopping con gruppi di coetanei per acquistare beni di diverso genere.
I coetanei sono in grado di dare un senso di sicurezza al ragazzo che vuole sentirsi indipendente.
Il ruolo della moda diventa qui molto importante.
Questo processo permette al teenager di identificarsi come acquirente e consumatore autonomo.
Mercato secondario: il bambino, in età compresa tra 1 e 4 anni, come si può immaginare, non possiede le capacità cognitive tali da selezionare ed analizzare dei beni di consumo.
Perciò il genitore ha il completo controllo sul neonato e su ciò che può indossare.
Possono rientrare in questo segmento anche gli adolescenti.
Le figure genitoriali potrebbero preferire fare acquisti da sole.
Le aziende invece preferiscono continuare ad indirizzare a loro le proprie strategie comunicative e di marketing.
Mercato d’influenza: la semplice presenza di un bambino o una bambina in un nucleo familiare tende a influenzare le abitudini di consumo dei membri che lo costituiscono.
Infatti i genitori sono influenzati dai segnali che i bambini, in questo caso definiti nagfactor o pester-power.
Un meccanismo motivazionale che fa parte delle figure genitoriali è quello del mini-me,.
Fenomeno facilitato dal fatto che molti indumenti per adulti vengano riproposti anche “in miniatura”.
Questa tendenza fa sì che gli adulti vedano i propri figli come un’estensione di loro stessi e di conseguenza del loro stile.

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